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Il posacenere rosso
di jack_knip


 

Un tizio parcheggia davanti ad una taverna di fianco all’autostrada. Poi vi entra. Si siede ad un tavolo e aspetta che la cameriera arrivi per servirlo. Nel frattempo pensa a cosa deve fare, dove deve andare, da dove è venuto, e a chi lo sta aspettando. È calvo, occhi verdi, labbra carnose, di media statura. La cameriera arriva. Chiede al tizio l’ordinazione, e rimane perplessa alle sue parole: “Scusi, non ho capito cosa mi ha appena detto. Può ripetere?”. La ragazza rimane perplessa non tanto dalla domanda del tizio, quanto dal suo accento vagamente inglese. Siamo in Arizona. Gli ripete lentamente la domanda. Lui le porge il menù indicandole una bistecca al sangue. La cameriera capisce, prende l’ordine e va via. Mentre attende seduto l’arrivo del suo pranzo, l’uomo nota davanti a sé un posacenere rosso. Comincia a guardarlo attentamente, ad ammirarne la forma ovale, ed il colore rosso che ha, eccezionale. È sicuro di non aver mai visto prima in vita sua quel rosso, esattamente al centro tra il carminio e lo scarlatto. È affascinato dall’oggetto, ma non lo sfiora neppure. Poi tira fuori dalla tasca un pacchetto di sigarette, ne caccia fuori una e la accende. Tira due boccate e sta per gettarci la cenere dentro, quando nota che oltre alla sua bellezza, quel posacenere eccelle anche per la pulizia, tanto da sembrar splendere. Stupito, spegne la sigaretta a terra e prende l’oggetto tra le mani. Lo volge verso la sua faccia e cerca di specchiarcisi dentro, ma la ceramica colorata non riflette alcuna immagine. Ciò nonostante, immagina il volto che esso rispecchierebbe se ne avesse la facoltà. Con suo grande stupore, si accorge che la figura che egli immagina di vederci dentro non è quella del suo volto. Il viso che appare ha capelli corti e mori, labbra sottili, occhi neri. Un senso di angoscia e curiosità lo assale. Non si chiede chi è quell’uomo, ma solo perché non è lui. In perda ad un sentimento di panico misto ad eccitamento, chiama ad alta voce la cameriera, quella che aveva preso la sua ordinazione. Appena ella arriva, le chiede se fosse possibile avere un altro posacenere. La cameriera capisce ed annuisce, ma quando fa per togliergli l’oggetto dal tavolo, l’uomo scatta in avanti e se ne impossessa. Chiarisce: “Non voglio che me lo cambi, ma che me ne porti un altro”. La cameriera, sempre più perplessa, ripensa alle parole del suo capo, a quelle stupide frasi sul rispetto verso il cliente e le sue scelte. Così annuisce, ma stavolta senza capire. Si lancia verso il bancone ed in un attimo è già di ritorno. Lascia una bistecca fumante  sul tavolo del tizio, insieme al nuovo posacenere, e va di nuovo via. È difficile esprimere quale stupore abbia provato il tizio nel constatare che il nuovo posacenere era identico in tutto e per tutto al precedente. Il pensiero era banale, ma mai gli sarebbe passato per la testa di immaginare che il nuovo oggetto sarebbe stato uguale al secondo. Così comincia a scrutare anche le forme ed il colore di quest’ultimo, ma non riesce a trovare la benché minima differenza tra i due contenitori di cenere. Ad un tratto però gli sorge un dubbio: cosa immaginerà di vedere nel riflesso di questo? la stessa faccia di prima o finalmente la sua? E in un attimo tutti gli indugi si dileguano: la scena è identica alla precedente, solo che ora sul tavolo si nota un posacenere in più. E c’è anche un’altra differenza, ben più importante. Infatti, il volto che adesso vede nel nuovo oggetto è quello di un uomo con capelli lunghi, biondo. Non analizza gli altri dettagli del viso. Già questi gli bastano. Così posa il contenitore alla sinistra di quello già sul tavolo, e comincia a mangiare, cercando di non pensare a cosa ha creduto di vedere. Ma non ci riesce. Ha davanti agli occhi il colore del sangue della bistecca, così impuro, grezzo, materiale, rispetto a quello che ammirava pochi secondi prima. Inizia a pensare, ancora, ancora, ancora. Nel frattempo divora la bistecca. Poi decide. Si alza, prende i due posacenere dal tavolo, e si dirige verso la cassa. Scopre che la cameriera ha anche mansioni di commessa, ma nonostante questo, stavolta la guarda con occhi diversi. Ora sembra quasi un’amica. Comincia a notare i suoi capelli biondi e i suoi penetranti occhi azzurri. Guarda le sue forme, ne è compiaciuto. Paga il conto. Poi glielo chiede. “Mi scusi, mi può dire quanti posacenere come questi ci sono ancora nel locale?”. La giovane donna gli risponde che in tutto ne sono circa una ventina. “Bene, voglio acquistarli tutti”, ma la commessa spiega che non sono in vendita. “Le dò 100 dollari a posacenere. Se ne sono esattamente 20, avrà da me 2000 dollari”. La ragazza non crede alle parole dell’uomo, crede sia uno scherzo, sente che quell’accento comincia a provocarle fastidio. Ma l’espressione del viso del tizio è troppo seria, troppo lucente. Allora pensa che magari però in fondo non è uno scherzo, e che anzi può guadagnare tanti soldi facili senza alcuna fatica. Comprerà dei nuovi posacenere domani mattina presto, e nel frattempo cambierà quelli sugli altri tavoli con semplici bicchieri di vetro. Il proprietario mancherà per altri 2 giorni, e non ne verrà mai a conoscenza. Così lo fa. Chiede scusa per il disagio ai pochi clienti fumatori che stavano guastando la loro sigaretta appena dopo il pasto, e scippa altri 18 posacenere dai tavoli. Li porta all’uomo, gli porge una busta di plastica e il tipo li riversa dentro. Tutti eccetto i primi due. Poi esce. Ora non pensa più a cosa deve fare, dove deve andare, da dove è venuto, e a chi lo sta aspettando. Ma sale in auto, poggia la busta e gli altri due contenitori sul sedile passeggero, e riimmette sull’autostrada. Dopo 2 minuti, trova la prima uscita. La imbocca, esce fuori dal casello ed imbocca una strada secondaria, che presto diventa composta di breccia e polvere. Ancora un po’ di strada ed arriva in una zona desolata. Nulla intorno a lui, solo pochi alberi ed un forte sole. Poi nota una grossa pietra ruvida, piatta, grossa all’incirca un metro quadro. Ferma l’auto di fianco ad essa. Scende. Apre lo sportello sinistro, prende la busta e la adagia a terra. Poi si caccia il primo posacenere da lui visto nella mano sinistra, ed il secondo nella destra. Guarda nel primo: di nuovo l’uomo moro. Preso da una particolare bizzarra ira, lo scaraventa contro il grosso masso piatto, riducendolo in frantumi. Guarda nel secondo: ancora l’uomo biondo. Anche a questa ceramica tocca infrangersi contro la roccia in migliaia di pezzi. Poi comincia a tirar fuori dalla busta uno alla volta gli altri contenitori, tutti identici tra loro, come i primi due. Nel terzo ci vede ancora un nuovo uomo, così come neppure nel quarto il viso che s’immagina è il suo. Comincia a distruggere sistematicamente tutti gli oggetti, tutti contro la stessa roccia. Tutti. Fino al diciannovesimo. La sua rabbia è cresciuta sempre di più, fino a che non ha notato che il viso che i suoi occhi gli proponevano provenire dal penultimo era proprio il suo. D’un tratto si calma. Si osserva, finalmente di nuovo calvo, di nuovo con gli occhi verdi, di nuovo con le labbra carnose, di nuovo il tizio che è sempre stato. Allora capisce. Quasi scocciato, ma con più violenza di quanta usata fino ad allora, scaraventa anche questo sulla grossa pietra. L’effetto è ancora lo stesso che per i precedenti. Poi, infine, prende l’ultimo dalla busta. Non è più terrorizzato come quando ha immaginato il volto nel primo, e gli è scemata anche tutta la rabbia. Ora prova solo un sentimento di forte, immensa, avida ed insaziabile curiosità. Chi vedrà nell’ultimo posacenere? Di nuovo una faccia sconosciuta? Di nuovo il suo viso? Lo porta in direzione dello sguardo. Rimane allibito. Ciò che stavolta vede è un posacenere. Nessuna immagine, solo un coccio ovale di ceramica, perfetto nelle sue forme, di un colore rosso bellissimo, suggestivo, quasi surreale. Di nuovo, capisce, ma questa volta per davvero. Allora posa con eleganza e cura l’ultimo contenitore rimasto su quella roccia che era stata in pochi minuti omicida di tanti artistici vasetti per la cenere. Poi si appoggia con la schiena alla macchina, si lascia andare giù e si ritrova col culo per terra. La distanza è ottimale, il momento il migliore. Accende quella sigaretta di cui si era privato qualche decina di minuti prima nella taverna, e comincia a fumarla. E usa il posacenere.

 



3 COMMENTI

jack_knip scrive:
messaggio inviato in data: 16-11-2007
riverisco, e non tarderò a leggere il vostro operato!

uomomagro scrive:
messaggio inviato in data: 16-11-2007
..sinistramente accattivante!
Bello!

garageinc scrive:
messaggio inviato in data: 14-11-2007
Complimenti..ho iniziato la lettura con una curiosità che è cresciuta riga dopo riga..è scritto molto bene, tanto che ho immaginato la storia come fosse un cortometraggio dai personaggi, i luoghi e i colori molto ben definiti. Benvenuto nella community dalla Redazione!

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