homepage
credits
contatti
registrazione
area utente

 homepage
 chi siamo
 F.A.Q.
 collabora
 eventi
 rubriche
 links
 archivio
 forum

REGISTRATI!!!


TOP 10 LINKS
 isoladellapoesia
 poetilandia
 ilpoetabianco
 cinico.net
 giovannidiiacovo
 clubdegliautori
 letteraturaitaliana
 rivistatabard
 AndreaMucciolo
 emergency

username
password
Nuovo utente?

MONITOR
Autori iscritti: 127
Autori online: 0
Testi pubblicati: 203

Online da 983 giorni
News in archivio: 26



 webmaster
 Aggiungi un sito nella directory
Vincenzina
di mari


Sembrava un cartone animato, con quel suo cappellino di lana spessa, forse cucito a mano, fucsia, i guanti rossi, sciarpa verde bottiglia, e quella giacca troppo lunga, marrone o qualcosa del genere. Era una piccola signora, piccola davvero, forse non superava il metro e mezzo e, saliva ogni giorno sull'autobus delle sette e dieci del mattino. Non riesco ancora a capire perché ma, portava sempre con se delle buste piene di nessuno sa cosa, che emanavano uno strano odore. O forse era lei che emanava un “profumo” particolare. Sapeva di cannella e di mele insieme, però il miscuglio profumato a lungo andare diventava fastidioso, e ti si infilava nel naso e ti faceva starnutire. Fatto sta che Vincenzina ogni mattina, si sedeva accanto a me, andata e ritorno, e parlava, parlava, mi raccontava la sua vita, tutta la sua vita. Ma prima di iniziare a raccontare, pretendeva da me un favore. “Signorì me lo fa un favore? Mi può leggè Gemelli? L’oroscopo di oggi. Vedi, vedi che dice, leggi, leggi.” E io leggevo Gemelli, amore, lavore, salute, fortuna. E Vincenzina mi chiedeva curiosa: “Signorì amore che dice?” E io le leggevo l’amore, l’amore per i Gemelli, quell’amore che è uguale per tutti  i Gemelli, ed è diverso per ogni astrologo. Ma Vincenzina aveva pensato anche a questo. Infatti aveva sempre con sé tre o quattro oroscopi diversi. Dopo aver ascoltato da me tutte le varie versioni mi chiedeva: “Signorì e tu che segno sei?” Leone, rispondevo.  E allora lei iniziava, tutti i santi giorni, con la solita tiritera: “Eh signorì Leone, è un segno forte signorì, mio marito è Leone. Ma lo sa signorì io c’ho pure una figlia. C’ha diciott’anni signorì e invece voi quanti anni ch’avete? Mia figlia però non è voluta più andà a scuola, mo lavora. E vabbò signorì basht che è contenta lei! Mo leggi, leggi Leone.”E io leggevo Leone, e a volte mi interessava pure. Poi Vincenzina iniziava il suo racconto, mentre io nascondevo il naso fra la sciarpa e ascoltavo. “Signorì lo sa, io c’ho un marito, lavora sempre. Lo vedo poco, ma lavora. Io non lavoro, aChieti ci vado al mercato. Vado al mercato da quando tenevo sei anni, a piedi ci andavo all’ora però, portavo la ‘rrobba a vendè. Mo invece ci vado a fa la spesa. Eh signorì, io a si supermercati non ci vado, non ci sono abituata, troppo casino. Io me ne vado al mercato, mi faccio ‘na camminata prendo un po’ d’aria… e dopo me ne torno a casa con la postale. Eh signorì! Prima al mercato ci venivo a piedi o mi caricavano su un camioncino, chi ce l’aveva. Chi ch’aveva il camioncino signorì, ch’aveva i soldi. Era un commerciante e ch’aveva la terra. Al mercato andavamo a Chieti, a Pescara, a Ortona e partivamo la notte. Ci stavano ancora le stelle quando partivamo e noi vedevamo pure a sorge il sole…”Continuava, continuava a parlare e io la storia me l’ero imparata a memoria. Allora la osservavo. Non sono mai riuscita a darle un’età precisa, poteva avere dai quaranta ai sessant’anni. Aveva un viso abbronzato, ma non da una lampada, un viso segnato dal sole del lavoro. I capelli biondi con qualche filo bianco. Le osservavo le mani piccole con le unghie rosse e qualche anello troppo vistoso. Forse se le tingeva per sembrare più alla moda. Però, non aveva la fede all’anulare sinistro. (Vincenzina, non eri sposata e forse non avevi neanche quella figlia di cui parlavi tanto, e che forse desideravi tanto). Vincenzina che andava al mercato e dentro quella busta chissà che ci teneva. Vincenzina che si faceva leggere l’oroscopo, perché forse non sapeva leggere. Provavo una profonda tenerezza per quella piccola donna e quando saliva sull’autobus, il posto accanto a me, era riservato a lei. Anche se tutti mi guardavano con quello sguardo che esprime distacco e disprezzo. Ma l’unico momento in cui Vincenzina poteva essere ascoltata era quello.


0 COMMENTI

LASCIA UN COMMENTO

Per poter lasciare un commento devi essere registrato. Se sei già utente inserisci la tua username e la tua password, poi il commento, qundi invialo. Altrimenti registrati

username:
password:
Altri testi di questo autore
IL BARBARO
10-01-2009
MASCHERE
10-01-2009
FUOCO
01-11-2008
Tradito
25-04-2008
Notte
25-04-2008
Ricordo
25-04-2008
Facile
17-04-2008
Senza Titolo
03-02-2008
Filastrocca di Luna Piena
24-01-2008
Non fuggire
28-12-2007
Ti stringerei le mani....
24-12-2007
Vincenzina
19-11-2007
Canzone d'amore
19-11-2007
Sta arrivando l'estate
19-11-2007
Incompleto
19-11-2007
Marco Polo
19-11-2007
Illusioni
18-11-2007